{"id":1369,"date":"2019-07-31T14:42:40","date_gmt":"2019-07-31T12:42:40","guid":{"rendered":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/?p=1369"},"modified":"2019-10-06T14:32:26","modified_gmt":"2019-10-06T12:32:26","slug":"introduzione-scuola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/?p=1369","title":{"rendered":"Introduzione scuola"},"content":{"rendered":"\n<p>Nonostante numerose pubblicazioni di testi e di articoli italiani e internazionali, l\u2019Inclusione viene assimilata all\u2019integrazione se non all\u2019inserimento. Diverse sono le cause: letture acritiche, letture limitate a pubblicazioni solo italiane, formazioni e insegnamenti vaghi o elusivi sui paradigmi, ma la causa principale \u00e8 l\u2019assunzione e l\u2019adesione alla cultura del paradigma bio-medico individuale e, di conseguenza, alla definizione della disabilit\u00e0 e dei Bisogni Educativi Speciali come differenza deficitarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Il termine <em>inclusione<\/em>lo si ritrova nei convegni, nel linguaggio pedagogico, nelle circolari ministeriali, nei progetti finalizzati all\u2019integrazione delle persone con disabilit\u00e0 all\u2019interno del sociale e delle istituzioni educative. Sembra, quindi, che le resistenze iniziali ad assumere tale forma lessicale, rilevabili soprattutto nell\u2019ambito scolastico italiano, siano venute meno e che, quindi, ci sia uno sfondo comune che ne accompagna l\u2019utilizzo. Una riflessione pi\u00f9 attenta sottolinea, per\u00f2, che nonostante l&#8217;apparente convergenza anche della politica e della legislazione internazionale, la definizione e il significato dell\u2019inclusione e dell&#8217;istruzione inclusiva \u00e8 ancora oggetto di un forte dibattito e di un\u2019evidente difficolt\u00e0 nel definire le migliori pratiche inclusive (Slee, 2001). <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019impiego dello stesso termine non corrisponde, infatti, ad un\u2019identit\u00e0 teorica e di prospettiva, anzi evidenzia interpretazioni differenti e sovrapposizioni semantiche incongruenti che incrementano le ambiguit\u00e0 e le contraddizioni. In Italia ed a livello internazionale, ne sono esempio le assimilazioni fra i termini di inserimento e integrazione, di integrazione e inclusione dove i significati si mescolano in un indifferenziato concettuale. <\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019omogenea definizione dell\u2019inclusione risulta, quindi, difficoltosa e non \u00e8 un caso che molti discorsi omettano una definizione esplicita, lasciando il lettore o l\u2019ascoltatore a dedurre i significati che vengono dati per se stessi (Ainscow et al., 2006): ne conseguono discorsi generici, letture e interpretazioni diverse, radici culturali e teoriche lasciate nell\u2019implicito. L\u2019emergere di un lessico elusivo amplifica parole vane, tentativi di mediazione fra significati che esitano in contraddizioni, semplificazioni e riduzioni, svuotando e limitando il potenziale semantico dell\u2019inclusione con l\u2019esito di un\u2019omologazione.\u00a0Nonostante numerose pubblicazioni di testi e di articoli italiani e internazionali, infatti, l\u2019Inclusione viene assimilata da significati diversi. Diverse sono le cause: letture acritiche, letture limitate a pubblicazioni solo italiane, formazioni e insegnamenti vaghi o elusivi sui paradigmi, ma la causa principale \u00e8 l\u2019assunzione e l\u2019adesione alla cultura del paradigma bio-medico individuale e, di conseguenza, alla definizione della disabilit\u00e0 e dei Bisogni Educativi Speciali come differenza deficitarie.<\/p>\n\n\n\n<p>Le considerazioni ora proposte richiedono uno\u00a0<em>scavo<\/em>orientato a reperire e descrivere i diversi tipi di discorso per far emergere riferimenti teorici e posizionamenti. Senza questo, il confronto diventa impossibile nell\u2019ambito accademico, nelle istituzioni come, ad esempio, la scuola, e nello spazio sociale dove i diversi significati normalizzano la prospettiva inclusiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Come si pu\u00f2 osservare, le parole, sia nella loro elusivit\u00e0 che nelle differenze, non sono mai solo parole, ma dispositivi culturali dove il consenso e l\u2019adesione al campo semantico permette l\u2019esercizio di un potere che sovrasta gli altri significati. Il linguaggio non \u00e8 quindi un sistema di segni con significati fissati, immutabili, omogenei, ma un luogo instabile ed esposto alla coesistenza di significati fra loro differenti dove si disputa la gestione del potere delle parole. In questo scenario linguistico, la parola inclusione, assieme alla disabilit\u00e0, \u00e8 un esempio paradigmatico delle derive, degli slittamenti lessicali e semantici, delle etichettature, dei tentativi di ridenominazione, delle dispute fra teorie.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nonostante numerose pubblicazioni di testi e di articoli italiani e internazionali, l\u2019Inclusione viene assimilata all\u2019integrazione se non all\u2019inserimento. 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