{"id":1386,"date":"2019-07-31T14:37:28","date_gmt":"2019-07-31T12:37:28","guid":{"rendered":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/?p=1386"},"modified":"2019-10-06T14:04:06","modified_gmt":"2019-10-06T12:04:06","slug":"welfare-e-servizi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/?p=1386","title":{"rendered":"Welfare e Servizi"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"font-size:26px;text-align:center\"><strong>Introduzione al libro &#8220;<em>Inclusione sociale e disabilit\u00e0. Linee guida per l&#8217;autovalutazione della capacit\u00e0 inclusiva dei servizi<\/em>&#8221; <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:20px;text-align:center\"><strong>Medeghini R. (2013), Erickson <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:15px;text-align:center\">Libro promosso da ANFFAS LOMBARDIA ONLUS e ANFFAS ONLUS<\/p>\n\n\n\n<p>Il mondo dei servizi per la disabilit\u00e0 rappresenta per la prospettiva inclusiva un contesto di frontiera con cui confrontarsi e misurarsi; un contesto ricco di esperienze e, allo stesso tempo, di contraddizioni, che si trova inserito fra processi di controllo e di regolazione sociale come viene richiesto dalle diverse norme legislative sui servizi per la disabilit\u00e0 e la tensione educativa che resiste a tale visione. \u00a0 Infatti, l\u2019assunzione della prospettiva inclusiva supera l\u2019ottica normativa, cio\u00e8 il riferimento alla norma, e la conseguente epistemologia del deficit che definisce le <em>differenze<\/em>come prodotto di condizioni deficitarie interne alla persona. Allo stesso tempo problematizza le politiche dei servizi ancora orientate dall\u2019idea di una disabilit\u00e0 prigioniera del deficit e di un\u2019immagine che contravviene a tutti i valori abilisti\/normativi di corpo, mente e relazione. Ed infine, libera le persone con disabilit\u00e0 da un\u2019ineluttabile sospensione sociale e da un ferma immagine dove la vita viene fissata in uno spazio dedicato (i servizi) e in un tempo infantilizzato, restituendo cos\u00ec una prospettiva temporale evolutiva che comprende anche l\u2019adultit\u00e0. Tutto ci\u00f2\u00a0non pu\u00f2 per\u00f2 essere esercitato se non viene restituita voce al pensiero delle persone con disabilit\u00e0: non pi\u00f9 solo dipendenti e\/o solo utenti e\/o accuditi ma soggetti produttori anche di futuro e quindi autori di un\u2019elaborazione e di una visione dell\u2019esperienza e della vita. Il riemergere di discorsi e di forme linguistiche ridotte spesso al silenzio non solo danno concretezza alla prospettiva inclusiva e ai percorsi dell\u2019adultit\u00e0, ma\u00a0 portano anche una sfida all\u2019egemonia di un linguaggio abile e normativo.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sguardo inclusivo si sposta quindi da una caratterizzazione medico-individuale al protagonismo delle persone con disabilit\u00e0, alle condizioni <em>disabilitanti<\/em>, alla presenza di barriere alla partecipazione nel sociale,\u00a0 nelle istituzioni, nei servizi nonch\u00e9 ai giochi di potere che condizionano tali contesti, evitando, in questo modo, i riferimenti neutri ai sistemi delle relazioni. Da questa breve sintesi, si evidenzia come l\u2019inclusione ha naturalmente riferimenti diversi dall\u2019integrazione in quanto supera la relazione norma-deficit-bisogno, la razionalizzazione dei contesti e l\u2019idea di adattamento\/normalizzazione in un insieme di norme e codici comportamentali stabiliti a priori.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo sfondo teorico qui delineato \u00e8 stato assunto come quadro teorico di riferimento e di studio da un ristretto gruppo di ricercatori con un\u2019attenzione particolare sia al versante dei servizi per la disabilit\u00e0 che a quello educativo scolastico: nel primo ambito, la ricerca e l\u2019analisi si sono rivolte ad un\u2019area decisamente importante per la vita delle persone con disabilit\u00e0 e cio\u00e8 alle politiche\u00a0 legate all\u2019organizzazione dei servizi (Medeghini R, 2006 a, 2006b) in quanto \u00a0ambito significativo e, allo stesso tempo, critico per l\u2019analisi dei processi inclusivi. Nell\u2019ambito educativo e scolastico, l\u2019attenzione \u00e8 stata posta, fra altre variabili, sui processi di esclusione e disabilitazione in riferimento all\u2019organizzazione scolastica, al piano di studi e all\u2019insegnamento (Medeghini R, 2006c, 2009, Vadal\u00e0 G., 2009, D\u2019Alessio S., 2011) La prospettiva inclusiva riguarda quindi l\u2019insieme degli spazi di vita e delle politiche che li definiscono e condizionano, ponendo domande immediate agli indirizzi relativi ai servizi, ma anche al pensiero e alle conseguenti progettazioni che li guidano: qual \u00e8, ad esempio, il ruolo dei servizi nella costruzione dell\u2019appartenenza sociale? E di conseguenza, quale deve essere la loro natura e in quali forme deve manifestarsi? E ancora, come possono collocarsi all\u2019interno delle linee tracciate dalla Convenzione ONU (2006) sui diritti per le persone con disabilit\u00e0 nelle quali l\u2019adultit\u00e0 \u00e8 un elemento centrale?<\/p>\n\n\n\n<p>Questi interrogativi\u00a0 rimandano la riflessione alla possibilit\u00e0 per i servizi e alle politiche che li guidano di uscire dal ruolo di controllo sociale e di conferma della standardizzazione del corso di vita per le persone con disabilit\u00e0 per assumere, assieme ad altre istituzioni e attori sociali, un pensiero, una progettazione e un\u2019organizzazione inclusivi che siano strumento per la costruzione di traiettorie fondanti l\u2019adultit\u00e0 con i suoi sistemi di appartenenza, di partecipazione sociale e di cittadinanza. Inevitabilmente ne consegue una critica alle politiche incrementali svincolate da una visione sociale che, assieme all\u2019attuale clima culturale, fanno propri i modelli epistemologici che ispirano politiche di razionalizzazione e di controllo e non processi di appartenenza e di cittadinanza. Infatti, se l\u2019incremento quantitativo e diversificato dei servizi in base alla gravit\u00e0, pu\u00f2 essere vista da molti come una scelta che d\u00e0 risposte immediate, sul versante qualitativo tale opzione diventa un ostacolo alla natura sociale dell\u2019esperienza di vita per le persone con disabilit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Da qui l\u2019interrogativo se le politiche debbano limitarsi all\u2019istituzione dei servizi alla persona oppure debbano assumere un pensiero progettuale che combini l\u2019attenzione alle persone con investimenti sulla comunit\u00e0. Questa prospettiva richiede alle politiche e alla progettazione di modificare l\u2019approccio fino ad ora utilizzato, passando da proposte che tendono alla razionalizzazione dei servizi (ad esempio attraverso la loro concentrazione territoriale) a proposte che abbiano come presupposto le reti di comunit\u00e0, permettendo, da una parte, la concretizzazione dei diritti e dall\u2019altra la possibilit\u00e0 per la comunit\u00e0\u00a0di riflettere sul proprio ruolo nei processi inclusivi. Gli interrogativi posti alle politiche non coinvolge solo i servizi per la disabilit\u00e0, ma l\u2019insieme della comunit\u00e0, delle istituzioni e del sociale: infatti, se le domande ai servizi riguardano il loro ruolo, la loro natura e le forme necessarie alla costruzione di un\u2019identit\u00e0 sociale come viene delineato dalla Convenzione ONU sui diritti per le persone con disabilit\u00e0,\u00a0 alla comunit\u00e0, alle istituzioni e al sociale viene chiesto quali siano le condizioni, le possibilit\u00e0, le opportunit\u00e0, i cambiamenti dei contesti in grado di garantire lo spazio per l\u2019esercizio dei diritti, della cittadinanza e della qualit\u00e0 di vita.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019esercizio della delega viene qui messo i discussione nelle sue diverse forme: quella del sociale che affida ai servizi sanitari e alla loro epistemologia medico-individuale la gestione delle vite che riguardano le persone con disabilit\u00e0 e quella delle politiche che, basandosi su un\u2019interpretazione economicista della sussidiariet\u00e0, chiama in causa il sociale. Entrambe le forme sono accomunate da una palese contraddizione: il sociale che, nonostante trovi la sua sostanza nelle interazioni, nei ruoli, nella responsabilit\u00e0, nei diritti, abdica alle politiche sanitarie e quest\u2019ultime che, mantenendosi sulla peculiarit\u00e0 medico-individuale, esercitano la loro razionalizzazione economica attraverso il richiamo al sociale. Ed \u00e8 in questa dinamica che si sintetizza l\u2019attuale mandato \u00a0ai servizi per la disabilit\u00e0 e la loro natura. \u00c8 evidente che posizioni di questa natura non possano certo dare risposte inclusive cos\u00ec come non lo pu\u00f2 offrire un approccio fondato essenzialmente sul concetto di risorsa senza che questo sia collegato alla conversione di strutture sociali in opportunit\u00e0 di vita, di lavoro, di istruzione, di interessi, di relazioni. A tale proposito, A.Sen (2005) evidenzia la debolezza di tale approccio, prendendo in esame due forme di disabilitazione \u00a0economica:<\/p>\n\n\n\n<p>[\u2026] \u00c8 molto importante distinguere due tipi di handicap che tendono ad accompagnare la disabilit\u00e0 e che potremmo chiamare <em>handicap del guadagno<\/em>e <em>handicap della conversione<\/em>. Se per un disabile \u00e8 pi\u00f9 difficile trovare un posto di lavoro e conservarlo, se riceve un minor\u00a0 compenso, tale handicap del guadagno [\u2026] \u00e8 soltanto una parte del problema [\u2026]<em>L\u2019handicap della conversione<\/em>si riferisce al\u00a0suo svantaggio nel convertire il denaro in una vita decente [\u2026]. Proprio il motivo che gli rende pi\u00f9 difficile guadagnare un reddito, gli rende anche pi\u00f9 difficile convertire il reddito nella libert\u00e0 di vivere decentemente [\u2026]. Inoltre alcuni dei fattori essenziali per una vita decente non vengono dal reddito personale, ma da organismi per la pubblica istruzione e da altre strutture della societ\u00e0 civile. In molti Paesi in via di sviluppo i bambini disabili, per esempio sordi o costretti su una sedia a rotelle, non hanno praticamente accesso alle scuole elementari che sono prive delle attrezzature necessarie e di insegnanti con un\u2019apposita formazione. Si stima che fra i 100 milioni e pi\u00f9 bambini del mondo che non vanno a scuola, 40 milioni circa sono in qualche modo disabili<a href=\"\/\/D4590782-6406-4829-BDA9-7B8D43172EB1#_ftn2\">[2]<\/a>. Perci\u00f2 <em>l\u2019handicap della conversione<\/em>riguarda non soltanto la conversione del reddito personale in una vita decente, ma anche la conversione di strutture sociali in opportunit\u00e0 davvero fruibili.Va anche notata l\u2019esistenza di atteggiamenti discriminatori verso i disabili fisici o mentali, un fatto concreto che impone loro un handicap della conversione. E a tale avversit\u00e0, si aggiunge la possibilit\u00e0 di maltrattamenti [\u2026] Se si basa sul solo handicap del guadagno, insomma, una teoria della giustizia non \u00e8 in grado di misurarsi con le pi\u00f9 fondamentali esigenze di giustizia[\u2026]\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Le sottolineatura di Sen evidenziano non solo il ruolo che le politiche, le istituzioni, i servizi e il sociale\u00a0hanno nella costruzione dei processi generali di coesione e\/o di espulsione sociale, ma anche il peso e l\u2019incidenza delle loro forme culturali, organizzative e di progettazione attraverso le quali si possono o meno definire le appartenenze o le marginalizzazioni, le cittadinanze o l\u2019esclusione o l\u2019istituzionalizzazione. Se si volessero evidenziare sinteticamente alcuni presupposti per un percorso inclusivo delle politiche e dei servizi, si potrebbe fare riferimento ai seguenti ambiti:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Lo sfondo concettuale e culturale<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>La prospettiva temporale evolutiva, superando il modello medico individuale, rappresenta il presupposto dell\u2019adultit\u00e0 e di un progetto di vita che richiede alle politiche e ai servizi di misurarsi con la dimensione spaziale (natura, funzione), con lo scorrere del tempo nella persona (giovane, adulto, anziano) e col cambiamento che ci\u00f2 comporta in termini di percezione di s\u00e9, di aspettative, di richieste e di azioni<\/li><li>Le capacit\u00e0 e le possibilit\u00e0 di azione e di sceltadelle persone rappresentano il riferimento culturale di un servizio e lo sfondo che guida il superamento delle barriere alla partecipazione: sta in questa dimensione il presupposto della cittadinanza come condizione per la socialit\u00e0. In tale prospettiva si definisce\u00a0la centralit\u00e0 del <em>restituire voce<\/em>alle persone con disabilit\u00e0 che non si limita al riconoscere, ma si orienta anche all\u2019affermazione di un\u2019identit\u00e0 come campo dinamico nel quale si attivano traiettorie e significati.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><em>Le politiche e i servizi<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>L\u2019inclusione interroga le politiche e i servizi per la disabilit\u00e0 sulla loro natura: quali epistemologie li ispirano, dove si collocano culturalmente, dove si situano concettualmente i servizi rispetto al sociale e a chi si rivolgono? Le domande poste permettono di uscire da un <em>indifferenziato concettuale<strong><\/strong><\/em>(Medeghini R., 2006) che occulta i diversi posizionamenti teorici in un insieme indifferenziato di idee e di azioni condivise su impliciti non problematizzati. Inoltre, gli interrogativi portano allo scoperto la debolezza della dicotomia fondata su un <em>dentro<\/em>(i servizi)e su un <em>fuori<\/em>(il sociale, le istituzioni\u2026) che ispira l\u2019organizzazione, la progettazione e la natura stessa dei servizi.<\/li><li>La prospettiva inclusiva, nella sua caratterizzazione evolutiva e sociale, richiede di sfidare il pensiero dei servizi, la progettazione, l\u2019azione e la valutazione sul versante dell\u2019innovazione: ci\u00f2 non significa negare competenze costruite, ma rileggerle e problematizzarle alla luce della prospettiva evolutiva e sociale al fine di costruire percorsi in grado di sostenere la richiesta di un nuovo protagonismo delle persone con disabilit\u00e0 che non sia limitato alle rivendicazioni, ma dia concretezza ai Diritti oggetto della Convenzione ONU del 2006.<\/li><li>Ne consegue che le progettazioni e le azioni educative inclusive richiedono di collocarsi in una situazione di ricerca, cio\u00e8 di esplorazione delle condizioni, dei vincoli e delle potenzialit\u00e0, degli imprevisti, della messa in prova delle decisioni in uno sfondo di relazioni contestualizzate. In tal modo, si costruisce l\u2019incontro di una pluralit\u00e0 di soggetti (es. educatori, famiglie) i quali si trovano assieme ad indagare, mettere a fuoco, gestire, problematizzare i processi e fare delle scelte. In questo modo diventa possibile l\u2019integrazione fra progettazione, ricerca ed obiettivi in quanto questi ultimi non si presentano chiusi in s\u00e9, ma connessi ai contesti e ai processi che in essi si attivano.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p><em>Le famiglie<\/em><\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\"><li>Nello sfondo inclusivo, il riferimento alla famiglia viene rivisto e riproposto come uno dei nodi della rete sociale. Infatti, pur riconoscendo alla famiglia un ruolo importante, la prospettiva inclusiva non isola questo microsistema dagli altri, ma lo pensa nelle diverse relazioni a tal punto da proporre un potenziamento di queste ultime. Questo approccio si distingue dalle attuali politiche che, fondandosi su un\u2019epistemologia individualista, si rivolgono alle famiglie senza leggerne e interpretarne i problemi alla luce delle possibilit\u00e0, opportunit\u00e0 e qualit\u00e0 dei sistemi relazionali sociali, esponendole cos\u00ec ai rischi di una condizione di solitudine e di abbandono. Ma non solo; la visione della disabilit\u00e0 come problema individuale costringe la persona con disabilit\u00e0 ad avere l\u2019unico riferimento nella famiglia o nei servizi, amplificando cos\u00ec la possibilit\u00e0 di un isolamento che coinvolge entrambe le parti. L\u2019inclusione cerca invece di costruire un sistema qualitativo di rete che non isola i singoli nodi del sociale, ma investe sulla costruzione, mantenimento e potenziamento delle loro relazioni, azioni e interazioni in quanto generatrici di possibilit\u00e0.<\/li><\/ul>\n\n\n\n<p>&#8230; Assieme alla caratterizzazione dell\u2019Inclusione nella prospettiva dei Disability Studies e alle ricadute che essa ha sulle riflessioni riguardanti la disabilit\u00e0 e dei servizi, si propone sia il superamento delle politiche basate sulla standardizzazione del corso di vita delle persone con disabilit\u00e0 in quanto fattore causale della standardizzazione dei servizi sia l\u2019idea di <em>servizio<\/em>come luogo privilegiato e funzionalmente dedicato alle persone con disabilit\u00e0 in quanto elemento fondante di un\u2019identit\u00e0 distante dal sociale. Utilizzando la prospettiva inclusiva, viene delineata l\u2019uscita da questo vincolo epistemologico e dalla conseguente dicotomia <em>dentro\/fuori<\/em>, proponendo l\u2019idea di servizio come territorio passando da un concetto di rete burocratica e tecnica ad una rete ricca di contesti e persone che, assieme, permettono al servizio di uscire\u00a0\u00a0 dall\u2019autoreferenzialit\u00e0 per assumere invece la dimensione di nodo della rete. In tale prospettiva, il servizio diventa uno dei riferimenti e il progetto di vita rappresenta\u00a0 il terreno sul quale concorrono pi\u00f9 attori e, fra essi, le persone con disabilit\u00e0 e le loro famiglie. Sempre in relazione ai luoghi in cui si trova \u00a0e a quelli di provenienza delle persone con disabilit\u00e0. \u00c8 in questa dimensione che si produce una modificazione delle politiche, dell\u2019organizzazione dei servizi, delle \u00a0prospettive educative e della progettazione, assieme ad un riposizionamento del ruolo di educatore, superando cos\u00ec l\u2019egemonia di una \u00a0rappresentazione <em>sostitutiva <\/em>e<em>immunizzante<\/em>del servizio per le persone con disabilit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Introduzione al libro &#8220;Inclusione sociale e disabilit\u00e0. Linee guida per l&#8217;autovalutazione della capacit\u00e0 inclusiva dei servizi&#8221; Medeghini R. 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