{"id":1433,"date":"2019-07-28T14:50:48","date_gmt":"2019-07-28T12:50:48","guid":{"rendered":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/?p=1433"},"modified":"2019-10-05T17:40:38","modified_gmt":"2019-10-05T15:40:38","slug":"dis-ability-critical-race-discrit","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/?p=1433","title":{"rendered":"Dis\/Ability Critical Race (Dis\/Crit)"},"content":{"rendered":"\n<p style=\"font-size:26px;text-align:center\"><strong>I Dis\/Crit: un modello intersezionale<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p style=\"font-size:20px;text-align:center\"><strong>Beth A. Ferri<\/strong>, 2018 (parte del contributo), <em>DisCrit: l&#8217;approccio internazionale nell&#8217;educazione inclusiva i<\/em>n Goodley D et al, Disability Studies e Inclusione, Collana Disability Studies Erickson<\/p>\n\n\n\n<p>&#8230; Se pensiamo a quanti sono i modi in cui gli allievi possono essere marginalizzati nelle scuole, in base alla disabilit\u00e0, oppure alla razza, l\u2019etnia, la diversit\u00e0 linguistica o altri marcatori sociali, si capisce come anche le nostre idee riguardo all\u2019inclusione debbano essere ampie e profonde. Dobbiamo coltivare l\u2019abitudine al pensiero multiassiale per spiegare per quali vie gli allievi possano finire per essere considerati nella prospettiva del deficit. Per poter rendere conto di una pi\u00f9 ampia gamma di significanti sociali generatori di esclusione e marginalizzazione, dobbiamo chiederci come i marcatori di identit\u00e0 si intersechino con la disabilit\u00e0, producendo iniquit\u00e0 ed esclusione nelle scuole (Ferri, 2015). Se non si considerano le molteplici forme e manifestazioni dell\u2019esclusione, l\u2019inclusione rester\u00e0 un progetto incompleto e inefficace.<\/p>\n\n\n\n<p>In quanto strumento per giustificare l\u2019esclusione, le classi separate di educazione speciale sono da molto tempo popolate di studenti appartenenti a gruppi marginalizzati (<em>minoritized<\/em>):\u00a0 minoranze razziali ed etniche,\u00a0 immigrati e indigenti. Fuori e dentro gli Stati Uniti, questi stessi gruppi continuano ad essere sovrarappresentati nell\u2019educazione speciale. Il pensiero monoassiale si \u00e8 rivelato inefficace per identificare il funzionamento combinato di razzismo e abilismo. Quello che serve \u00e8 un approccio intersezionale alla gestione dell\u2019esclusione e della marginalizzazione nelle scuole. Il modello intersezionale dei DisCrit (Disability Critical Race Studies) serve ad affrontare l\u2019interdipendenza tra le varie forme di oppressione, che nelle scuole produce forme di iniquit\u00e0 ancora pi\u00f9 radicate (Connor, Ferri, Annamma, 2016). Pertanto, i DisCrit puntano a mostrare come il razzismo e l\u2019abilismo siano \u201cprocessi di normalizzazione interconnessi e collusivi\u201d (p. 14) oltre che reciprocamente costitutivi. Nello sviluppo di questo modello di riferimento abbiamo cercato di mostrare come il razzismo e l\u2019abilismo lavorino in coppia per rinforzare e modellare le nozioni di normalit\u00e0 e bianchezza (<em>whiteness<\/em>) (si veda Annamma et al., 2013). Poich\u00e9 volevamo che il modello dei DisCrit potesse essere \u201cadottato\u201d da studiosi, insegnanti e studenti nel loro lavoro, l\u2019abbiamo articolato in una serie di principi che utili a esplorare e chiarire una serie di problematiche e contesti da cui deriva l\u2019interdipendenza fra razzismo e abilismo. In altre parole, abbiamo inteso questi principi come un esercizio che possa servire a noi stessi e agli altri per sviluppare un atteggiamento mentale intersezionale. Per cominciare abbiamo sviluppato sette principi, che riporto sotto, seguiti da alcune riflessioni su un possibile impiego per informare una riforma educativa inclusiva.<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><em>I DisCrit studiano come le forze del razzismo e dell\u2019abilismo, circolando in forme interdipendenti e spesso apparentemente scontate, siano il fondamento della concezione della normalit\u00e0.<\/em><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><br \/>In altre parole, come fanno il razzismo e l\u2019abilismo a continuare a forgiare le nostre idee in materia di normalit\u00e0? Come fanno a influire, operando congiuntamente, sul fatto che certe differenze vengano codificate come deficit e altre vengano considerate irrilevanti o perfino preferibili? Quali allievi vengono percepiti come carenti e quali sono considerati \u201cordinari\u201d, normali o perfino dotati\/talentuosi? Come fanno la razza o l\u2019etnia a influire sulla presunzione che un certo bambino sia a rischio o carente? Infine, che senso ha pensare che alcuni allievi siano \u201cnormali\u201d o \u201cordinari\u201d \u2013 non siamo forse tutti diversi l\u2019uno dall\u2019altro?<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><em>2. I DisCrit mettono in crisi le nozioni di identit\u00e0 singolari e propongono una concezione in cui gli allievi sono molteplicemente situati e complessi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br \/>Sovvertendo il pensiero binario (di tipo o\/o), i DisCrit evidenziano le differenze all\u2019interno dei gruppi. Essi riconoscono che le varie forme di oppressione (e i diversi aspetti dell\u2019entit\u00e0) sono al contempo simili e distinte le une dalle altre. Ci aiutano a contrastare il raggruppamento dei bambini in base alle differenze percepite e a rimettere in discussione le categorie fisse o singolari, aiutandoci a considerarli tutti individui unici e complessi. Ci aiutano a interrogarci sul perch\u00e9 alcuni aspetti dell\u2019identit\u00e0 sembrino prevalere nella percezione di un bambino. Al contrario, tutti i bambini sono al contempo sia simili agli altri sia distinti da loro, non potendo essere ridotti a un singolo aspetto delle loro identit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p style=\"text-align:center\"><em>3. Per i DisCrit, la razza e la disabilit\u00e0 sono differenze socialmente costruite e nondimeno cariche di profonde implicazioni per la vita di ognuno.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br \/>Nei DisCrit, le disabilit\u00e0 e le differenze razziali non sono considerate innate o biologiche; allo stesso tempo, essi riconoscono sia la centralit\u00e0 dell\u2019identit\u00e0 sia quella dell\u2019appartenenza e dell\u2019orgoglio culturale. I DisCrit\u00a0 rifiutano il determinismo biologico e allo stesso tempo riconoscono le reali conseguenze materiali della razza e della disabilit\u00e0, che servono a giustificare l\u2019esclusione, la segregazione e la marginalizzazione. I DisCrit studiano i mutamenti nelle categorie di razza e disabilit\u00e0 in funzione del tempo e dei contesti, evidenziando quanto tali categorie siano arbitrarie e costruite, nonostante si cerchi di farle sembrare fatti reali e oggettivi. I DisCrit ci aiutano a capire che gli allievi sono entit\u00e0 complesse e che non possono essere ridotti ad alcuna delle categorie utilizzate per descriverli<em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>4. I DisCrit privilegiano il punto di vista di chi \u201c\u00e8 dentro\u201d (insider).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br \/>Privilegiando il punto di vista degli insider, i DisCrit prestano attenzione alle contronarrazioni e alla prospettive divergenti di chi sta al margine, considerandole fonti di conoscenze, competenze e soggettivit\u00e0 importanti. I DisCrit riconoscono il valore delle molteplici prospettive dei gruppi oppressi, che sono in grado di controbattere ai discorsi e alle narrazioni dominanti. I DisCrit comprendono l\u2019importanza dello slogan della disabilit\u00e0, \u201cnulla che ci riguardi senza di noi\u201d, e per questo fanno in modo che le persone pi\u00f9 direttamente interessate al nostro lavoro siano rappresentate e coinvolte appieno in quanto produttori di conoscenza. In altre parole, le persone con disabilit\u00e0 hanno il ruolo di esperti della propria esperienza e di collaboratori apprezzati. Per noi \u00e8 utile comprendere quanto sia importante considerare e valutare le nostre pratiche osservandole dal punto di vista privilegiato dei bambini che hanno un legame pi\u00f9 debole con l\u2019inclusione e l\u2019appartenenza. Si sentono inclusi? Si sentono membri a pieno titolo e apprezzati delle nostre comunit\u00e0 scolastiche?<\/p>\n\n\n\n<p>5. <em>I DisCrit prestano attenzione ai contesti giuridici, storici, ideologici e culturali del razzismo e dell\u2019abilismo.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br \/>I DisCrit ripudiano l\u2019esclusione in tutte le sue forme, e ricostruiscono come assai spesso le rappresentazioni razzializzate della competenza siano state ulteriormente reificate attraverso il razzismo scientifico, allo scopo di soggiogare e opprimere le persone di colore con le leggi, le politiche, la medicina, la ricerca e altri mezzi ancora. Individuare i lasciti dell\u2019oppressione e del soggiogamento pu\u00f2 servire sia a riconoscere le costanti che si ripetono nei vari contesti, sia a scoprire e a coltivare le forme di resistenza pi\u00f9 adeguate. Questo ci aiuta a chiederci: come siamo arrivati a questo punto, quali aspetti del passato continuano ancora oggi a contaminare le nostro pratiche? Quali sono i residui di esclusione che dobbiamo continuare a smantellare, anche quando ricompaiono in forme nuove?<\/p>\n\n\n\n<p>6. <em>Nei DisCrit, la bianchezza (whiteness) e la capacit\u00e0 sono forme di propriet\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><\/em><br \/>I DisCrit ci aiutano a evidenziare come la capacit\u00e0 e la normalit\u00e0, al pari della bianchezza (whiteness), conferiscano privilegi a coloro che possono affermare di possederle. Ci invitano a domandarci: chi trae vantaggio da questa situazione? In quali modi le pratiche in uso oggi sono state progettate per conferire un vantaggio a certi allievi e uno svantaggio ad altri? Di chi \u00e8 l\u2019intelligenza (smartness) che viene riconosciuta e apprezzata? Di chi sono i comportamenti che vengono tollerati e giustificati? Chi viene considerato e trattato come un criminale? Di chi \u00e8 il futuro di cui si ha cura, e di chi \u00e8 quello che viene tarpato? In che modo la razza e altri marcatori sociali servono a contrassegnare un bambino come cittadino a pieno titolo nella classe, e quali sono i marcatori sociali che servono a relegarne un altro allo status di intruso?<\/p>\n\n\n\n<p>7. <em>I DisCrit promuovono l\u2019attivismo e varie forme di resistenza.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br \/>I DisCrit riconoscono la necessit\u00e0 di varie forme di attivismo per mettere in discussione gli immaginari dominanti e il pensiero basato sulla nozione di deficit. Essi riconoscono che dobbiamo sviluppare degli strumenti critici per portare alla luce anche le forme di esclusione sottili e i pregiudizi sommersi che si nascondono nelle nostre pratiche e nel nostro modo di pensare. I DisCrit possono aiutarci a decodificare i comportamenti che potrebbero apparire sconvenienti, ma che in realt\u00e0 sono un tentativo di comunicare un bisogno di sostegno, appartenenza o inclusione. Quando \u201cleggiamo\u201d il comportamento intendendolo come una forma di comunicazione, possiamo riuscire a capire come bambini che si sentono esclusi, vessati, rifiutati, emarginati o disprezzati possano comportarsi male per opporre una resistenza alle pratiche e agli atteggiamenti oppressivi. Se interpretiamo tali comportamenti come il riflesso delle nostre pratiche attuali, possiamo farci un\u2019idea pi\u00f9 chiara di che cosa \u00e8 necessario migliorare, un\u2019idea pi\u00f9 chiara di cosa dobbiamo fare in modo migliore.<\/p>\n\n\n\n<p>Presentando i DisCrit, che attingono da un pi\u00f9 ampio lascito di studi e forme di attivismo, ci auguriamo che questo modello si diffonda e sia applicato in modo flessibile e imprevedibile. Pi\u00f9 di ogni altra cosa, vorremmo che esso aiutasse altre persone a riconoscere e smantellare le molteplici forme di oppressione esistenti. Presi nel loro insieme, i\u00a0 talenti dei DisCrit costituiscono uno strumento pensare in modo per riflettere sulla differenza, per comprendere come siamo giunti alla situazione odierna (dove, ad esempio, gli allievi di colore sono presenti in concentrazione particolarmente elevata nell\u2019educazione speciale o nelle classi separate) e per aiutarci a trovare la via di un futuro diverso&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><br \/><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I Dis\/Crit: un modello intersezionale Beth A. 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