{"id":2163,"date":"2019-09-21T14:10:07","date_gmt":"2019-09-21T12:10:07","guid":{"rendered":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/?p=2163"},"modified":"2019-10-09T19:13:49","modified_gmt":"2019-10-09T17:13:49","slug":"essere-disabili-due-volte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/?p=2163","title":{"rendered":"Essere disabili due volte"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\" style=\"text-align:center\">Di Amartya K. Sen \u2013 Inserto domenicale Sole 24 Ore \u2013 4 settembre 2005 \u2013 p.36<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I disabili fisici o mentali sono stati trascurati dalle principali scuole di pensiero, il che ha portato all\u2019inazione invece che a interventi pubblici, e persino a sopprimere il senso di inadeguatezza suscitato di solito da una mancata assunzione di responsabilit\u00e0 sociale. \u00c8 utile capire il perch\u00e9 di questa situazione\u00a0 e parte del mio intervento avr\u00e0 la forma di un\u2019indagine, anche se pi\u00f9 filosofica che poliziesca.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualunque teoria dell\u2019etica sociale, e della giustizia in particolare, deve scegliere una &#8220;base informativa&#8221; per cos\u00ec dire, ovvero su quali aspetti del mondo concentrarsi nel giudicare il successo e il fallimento di una societ\u00e0, nel valutarne la giustizia e l\u2019ingiustizia. In questo contesto \u00e8 importante soprattutto avere un punto di vista su come valutare il vantaggio di un individuo. Prendiamo, per esempio, tre importanti teorie della valutazione e della giustizia sociale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>La prima \u00e8 l\u2019utilitarismo<\/strong>, propugnato da Jeremy Bentham e altri, che si concentra sulla felicit\u00e0 o sul piacere personale (o in un\u2019altra interpretazione sulla &#8220;utilit\u00e0&#8221;) quale mezzo migliore per valutare il vantaggio o lo svantaggio di un individuo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Un secondo approccio<\/strong>, che si ritrova in molti esercizi pratici di economia (e nelle teorie del benessere economico), valuta <strong>il vantaggio del singolo in termini di reddito e di ricchezza.<\/strong> Se per l\u2019utilitarismo la base \u00e8 l\u2019utilit\u00e0, qui \u00e8 l\u2019opulenza e le informazioni di cui tener conto sono dati quali il reddito globale, da un lato, e la distribuzione del reddito dall\u2019altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una terza teoria<\/strong> \u00e8 dovuta al massimo filosofo politico del nostro tempo, John Rawls. Essa richiede un\u2019attenzione prioritaria alla libert\u00e0, ma va oltre:\u00a0 nel valutare la giustizia\u00a0 distributiva, richiede che il vantaggio sia misurato in termini di <strong>&#8220;beni primari&#8221; a disposizione di ciascuno<\/strong>. Essi costituiscono una categoria generale di risorse o di mezzi che facilitano il raggiungimento degli scopi individuali e, secondo Rawls, devono comprendere \u00abdiritti, libert\u00e0 e opportunit\u00e0, reddito e ricchezza, e le basi sociali del\u00a0 rispetto di se stessi\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 facile dimostrare che nessuna\u00a0 delle prevalenti teorie dell\u2019etica e della giustizia prendono davvero sul serio la questione dell\u2019equit\u00e0 verso i disabili. Soffermiamoci sulla teoria basata sull\u2019opulenza, cos\u00ec spesso usata dagli economisti che si concentrano sulla distribuzione del reddito, che tende anche a dominare il dibattito nei mezzi di comunicazione e nell\u2019opinione pubblica. Il problema fondamentale di tale approccio era gi\u00e0 stato espresso con grande chiarezza 2300 anni fa da Aristotele, nell\u2019<em>Etica nicomachea<\/em>: \u00abIn tutta evidenza la ricchezza non \u00e8 il bene ricercato: infatti essa \u00e8 soltanto una cosa utile e un mezzo in vista di altro\u00bb. La ricchezza o il reddito non ha valore in s\u00e9. Un disabile grave, anche se dispone di maggior ricchezza o reddito di una persona in buona salute, non necessariamente va giudicato come pi\u00f9 avvantaggiato. Dobbiamo esaminare la sua capacit\u00e0 generale di vivere la vita che ha motivo di desiderare e ci\u00f2 esige di tener conto delle sue caratteristiche personali (comprese le eventuali disabilit\u00e0) oltre che del reddito e di altre risorse, perch\u00e9 tutto ci\u00f2 influisce sulle sue capacit\u00e0 concrete. Farebbe confusione tra i fini e i mezzi una teoria della giustizia che si fondasse sulle basi informative dell\u2019opulenza e della distribuzione del reddito, le quali sono cose che ricerchiamo \u00abin vista di altro\u00bb, per dirla con Aristotele.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 molto importante distinguere due tipi di handicap che tendono ad accompagnare la disabilit\u00e0, e che potremmo chiamare <strong>&#8220;handicap del guadagno&#8221; e &#8220;handicap della conversione<\/strong>&#8220;. Se per un disabile \u00e8 pi\u00f9 difficile trovare un posto di lavoro e conservarlo, se riceve un minor\u00a0 compenso, tale handicap del guadagno si rifletter\u00e0 nella teoria basata sull\u2019opulenza. Ma \u00e8 soltanto una parte del problema. Per fare le stesse cose di una persona in buona\u00a0 salute, un disabile pu\u00f2 aver bisogno di un reddito maggiore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per spostarsi, chi \u00e8 rimasto invalido per un incidente o una malattia, ha forse bisogno di assistenza o di una protesi o di entrambe. <strong>L\u2019handicap della conversione<\/strong> si riferisce al\u00a0 suo svantaggio nel convertire il denaro in una vita decente. \u00c8 un punto essenziale per capire i limiti di una concezione della povert\u00e0 basata sul reddito. Intesa come un\u2019inadeguatezza delle capacit\u00e0 fondamentali di una persona, la povert\u00e0 \u00e8 collegata al basso reddito, ma non solo. A parit\u00e0 di reddito, un disabile pu\u00f2 essere in grado di fare meno cose e gravemente privato di capacit\u00e0 alle quali, a ragione, attribuisce valore. Proprio il motivo che gli rende pi\u00f9 difficile guadagnare un reddito, gli rende anche pi\u00f9 difficile convertire il reddito nella libert\u00e0 di vivere decentemente. Posso illustrare l\u2019incidenza dell\u2019handicap della conversione con alcuni dati sui tassi di povert\u00e0 nel Regno Unito, raccolti da Wiebke Kuklys in un\u2019illuminante tesi completata di recente all\u2019Universit\u00e0 di Cambridge (\u00e8 stata una immane tragedia che Wiebke sia morta cos\u00ec prematuramente, subito dopo aver terminato il suo Ph.D.; la sua tesi \u00e8 stata appena pubblicata da Sprinter con il titolo: <em>Amartya Sen\u2019s Capability Approach \u2013 Theoretical Insights and Empirical Applications Series: Studies in Choice and Welfare<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo aver definito la soglia di povert\u00e0 come corrispondente al 60% del reddito medio nazionale, Kuklys ha trovato che il 17,9% delle persone vive in famiglie con un reddito inferiore. Ma diventano il 23,1% se un membro della famiglia \u00e8 disabile. Questo divario di 5 punti percentuali dovrebbe riflettere in gran parte l\u2019handicap del reddito associato alla disabilit\u00e0 e alle cure che necessita. Se per\u00f2 si tiene conto dell\u2019handicap della conversione \u2014 e del bisogno di un reddito maggiore per rimediare agli svantaggi \u2014 nelle famiglie con membri disabili, la proporzione delle persone che vivono sotto la soglia di povert\u00e0 passa al 47,4%, una differenza di oltre 20 punti percentuali rispetto al 17,9% calcolato sull\u2019insieme della popolazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In altre parole, di questi 20 punti di differenza un quarto pu\u00f2 essere attribuito all\u2019handicap del reddito e tre quarti all\u2019handicap della conversione. Rispetto ai Paesi in via di sviluppo, nel Regno Unito l\u2019incidenza della disabilit\u00e0 \u00e8 bassa. Anche tenendo conto dell\u2019handicap della conversione, l\u2019impatto globale sull\u2019intera popolazione \u00e8 relativamente modesto: dai dati di Wiebke Kuklys, l\u2019incidenza media della povert\u00e0 passa dal 17,9 al 19,8 per cento. Eppure si tratta di un aumento niente affatto trascurabile e sarebbe ben peggiore laddove la disabilit\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 diffusa, come infatti avviene nella maggioranza dei Paesi in via di sviluppo. Se in Gran Bretagna il tasso di povert\u00e0 sale soltanto di due punti percentuali, la maggior sofferenza delle famiglie britanniche con membri disabili si rispecchia nel fatto che in tale gruppo, l\u2019incidenza della povert\u00e0 aggiustata in base alle capacit\u00e0 supera di oltre il 240% quella dell\u2019insieme della popolazione. Quando le misure della povert\u00e0 si basano sul reddito e ignorano l\u2019handicap della conversione, danno una visione enormemente distorta del livello di povert\u00e0 delle famiglie con uno o pi\u00f9 membri disabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Inoltre alcuni dei fattori essenziali per una vita decente non vengono dal reddito personale, ma da organismi per la pubblica istruzione e da altre strutture della societ\u00e0 civile. In molti Paesi in via di sviluppo i bambini disabili, per esempio sordi o costretti su una sedia a rotelle, nonhanno praticamente accesso alle scuole elementari che sono prive delle attrezzature necessarie e di insegnanti con un\u2019apposita formazione. Si stima che fra i 100 milioni e pi\u00f9 bambini del mondo che non vanno a scuola, 40 milioni circa sono in qualche modo disabili. Perci\u00f2 l\u2019handicap della conversione riguarda non soltanto la conversione del reddito personale in una vita decente, ma anche la conversione di strutture sociali in opportunit\u00e0 davvero fruibili. Va anche notata l\u2019esistenza di atteggiamenti discriminatori verso i disabili fisici o mentali, un fatto concreto che impone loro un handicap della conversione. E a tale avversit\u00e0, si aggiunge la possibilit\u00e0 di maltrattamenti: \u00e8 ampiamente documentato che in svariate situazioni i disabili sono a maggior rischio di infezioni da Hiv o da altri patogeni in seguito a violenza fisica e sessuale, un caso estremo e tragico di handicap della conversione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se si basa sul solo handicap del guadagno, insomma, una teoria della giustizia non \u00e8 in grado di misurarsi con le pi\u00f9 fondamentali esigenze di giustizia. <em>(Traduzione di Sylvie Coyaud)<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Di Amartya K. 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