{"id":2251,"date":"2020-03-02T18:58:00","date_gmt":"2020-03-02T17:58:00","guid":{"rendered":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/?p=2251"},"modified":"2020-03-04T19:11:24","modified_gmt":"2020-03-04T18:11:24","slug":"intervista-a-lennard-j-davis","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/?p=2251","title":{"rendered":"Intervista a Lennard J. Davis"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-text-align-center\"><em>Lennard J. Davis,&nbsp;<\/em>insegnante presso l\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Illinois<br>di Chicago, \u00e8 docente di Disability and Human Development presso la School of Applied Health Sciences e di Medical Education presso il College of Medicine. \u00c8 autore di numerosi volumi sui Disability Studies e scrive regolarmente per \u00abThe Cronicle of Higher Education\u00bb, \u00abThe Huffington Post\u00bb e \u00abPsychology Today\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center\">( Intervista ad opera di Enrico Valtellina, Pubblicato sulla rivista \u00abItalian Journal of Disability Studies\u00bb, vol. 2, n. 1, pp. 31-46., marzo 2014)<\/p>\n\n\n\n<p>Tra gli slogan egemoni nel mondo accademico nessuno ricorre in modo insistente come&nbsp;\u201cinternazionalizzazione\u201d. Invero ci sono settori dell&#8217;insegnamento universitario assolutamente refrattari al confronto con il resto del mondo, caso eclatante&nbsp;\u00e8&nbsp;la ricerca culturale sulla disabilit\u00e0, i&nbsp;<em>Disability studies<\/em>, della cui produzione teorica non&nbsp;\u00e8&nbsp;giunta alcuna eco nel nostro paese (si&nbsp;\u00e8&nbsp;dovuto attendere quest&#8217;anno perch\u00e9&nbsp;comparisse il primo volume collettivo a tema,&nbsp;<em>Disability studies: Emancipazione, inclusione scolastica e sociale, cittadinanza<\/em>, edito da Erickson). Da almeno quattro decenni, dal tempo dell&#8217;elaborazione del modello sociale inglese della disabilit\u00e0, nato in opposizione al modello medico nei primi anni settanta ad opera di ricercatori con disabilit\u00e0&nbsp;fisiche, la contestualizzazione in termini emancipativi della disabilit\u00e0&nbsp;\u00e8&nbsp;tra gli ambiti pi\u00f9&nbsp;interessanti delle scienze sociali. A testimoniarne la vitalit\u00e0&nbsp;\u00e8&nbsp;il livello, spesso assolutamente eccellente, della produzione, la vasta differenziazione tra gli approcci teorici, l&#8217;ibridazione funzionale con altri piani di ricerca, antropologia, sociologia, storia culturale, ma soprattutto l&#8217;avere mantenuto un contatto stretto con le urgenze che ne avevano motivato la nascita, molti autori sono ad un tempo attivisti per i diritti delle persone disabili e quasi sempre interpellati personalmente dai temi di cui si occupano. Non vogliamo qui fare questione delle ragioni dell&#8217;autoreferenzialit\u00e0&nbsp;del discorso accademico nazionale sulla disabilit\u00e0, limitato alla disciplina dal nome&nbsp;<em>pass<\/em><em>\u00e9<\/em>di Pedagogia speciale e alla logica medico-riabilitativa e integrativa, ma proporre spunti per aprire lo spazio a un confronto, entrando in dialogo con uno dei rappresentanti pi\u00f9&nbsp;interessanti della disciplina, Lennard Davis, docente di letteratura inglese e autore di testi di straordinario livello sullo studio culturale della disabilit\u00e0&nbsp;come&nbsp;<em>Enforcing normalcy: Disability, deafness and the body&nbsp;<\/em>&nbsp;e&nbsp;<em>Bending over backwards: Disability, dismodernism, and other difficult positions<\/em>, nonch\u00e9&nbsp;curatore di un&nbsp;<em>Disability studies reader<\/em>, antologia tematica di riferimento che raccoglie articoli degli autori di punta della disciplina, giunta quest&#8217;anno alla sua quarta versione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Q: Professor Davis, in un suo intervento (<em>The end of identity politics and the beginning of dismodernism: On disability as an unstable category,&nbsp;<\/em><em>Disability studies reader<\/em>, seconda edizione), ripreso in&nbsp;<em>Bending over backwards<\/em>, lei prospetta una terza fase nell&#8217;evoluzione dell&#8217;interpretazione culturale della disabilit\u00e0. La prima corrisponde al modello sociale inglese, elaborato negli anni settanta e ottanta da Paul Hunt, Mike Oliver e Vic Finkelstein, centrato sulla partizione fondamentale tra&nbsp;<em>Impairment&nbsp;<\/em>e&nbsp;<em>Disability<\/em>, di cui il primo termine&nbsp;\u00e8&nbsp;la condizione in cui una persona si trova, e disabilit\u00e0&nbsp;la condizione di deprivazione (in termini di risorse, possibilit\u00e0&nbsp;di accesso ai beni sociali, negazione di diritti essenziali) che la persona subisce in ragione di un&#8217;organizzazione abilista del sociale, la dimensione politica della proposta del modello sociale muove verso l&#8217;elisione delle barriere all&#8217;accesso, pertanto della disabilit\u00e0. Negli anni novanta e tanto pi\u00f9&nbsp;nel nuovo secolo, ed&nbsp;\u00e8&nbsp;il secondo momento, il discorso dei disability studies, ormai saldamente affermato in universit\u00e0&nbsp;(quantomeno nel resto del mondo), affina i propri strumenti ed entra in dialogo con altre discipline legate al minority model, disabilit\u00e0&nbsp;si aggiunge alla consolidata serie identitaria di genere, razza e classe. Cambiano i referenti teorici, Foucault al posto di Marx, e viene sviluppata una critica serrata al modello sociale (Tom Shakespeare in particolare mi sembra rappresenti in modo compiuto questa svolta). La sua proposta, centrata sulla nozione di&nbsp;<em>dismodernit<\/em><em>\u00e0<\/em>, mi sembra che ad un tempo sussuma e trascenda il lavoro teorico precedente, riconfigurando il discorso identitario e in qualche modo la nozione stessa di disabilit\u00e0. Pu\u00f2&nbsp;illustrarci in sintesi come venga a ridefinirsi il discorso dei Disability studies, in particolare in riguardo alle dinamiche identitarie, alla luce della sua elaborazione?<\/p>\n\n\n\n<p>A:&#8230; Penso che si possano individuare diverse correnti nei Disability studies e nell&#8217;attivismo delle persone disabili. La prima fase&nbsp;\u00e8&nbsp;stata l&#8217;attivismo sociale negli Stati Uniti e nel Regno Unito, principalmente come rivendicazione dei diritti civili per le persone con disabilit\u00e0. Ci\u00f2&nbsp;comportava inoltre un\u2019attenzione ai temi della non-discriminazione, della vita indipendente [<em>indipendent living<\/em>], dell&#8217;accesso universale e simili. Al fine di rendere praticabili queste rivendicazioni, i teorici della disabilit\u00e0&nbsp;e gli attivisti hanno dovuto cercare i modelli che si adattassero al momento. Il modello pi\u00f9&nbsp;ovvio&nbsp;\u00e8&nbsp;stato il movimento dei diritti civili per gli afro-americani e le persone di colore, cos\u00eccome quello delle donne, affermatisi negli anni 1960 e 1970. Questo si opponeva al modello dell\u2019assistenzialismo [<em>welfare<\/em>] e ai modelli medici, che a loro volta avevano soppiantato o si erano affiancati al modello caritativo dell&#8217;epoca precedente.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel Regno Unito il modello dell\u2019oppressione deve meno al movimento per i diritti civili, perch\u00e9&nbsp;la questione della razza si&nbsp;\u00e8&nbsp;posta con un\u2019urgenza e particolare negli Stati Uniti, e pi\u00f9&nbsp;a un modello marxista, dato che il Regno Unito in epoca pre-Thatcher perseguiva principi di governo sociale [<em>socialized government<\/em>]. Il modello marxista poteva essere facilmente trasposto dai lavoratori sfruttati in un sistema capitalista ad una critica economica del capitalismo dal punto di vista della disabilit\u00e0. Le persone sono state disabilitate [disabled] dall\u2019oppressione politica e da ragioni economiche.<\/p>\n\n\n\n<p>In entrambi i casi&nbsp;&nbsp;&#8211; il movimento dei diritti civili e la critica marxista &#8211; era presente un forte senso di identit\u00e0, e potrei dire di rivendicazione identitaria. Se gli oppressori ti definiscono in un modo, allora hai bisogno di definire te stesso in un altro modo. Negli Stati Uniti c&#8217;\u00e8&nbsp;stato un movimento di&nbsp;<em>disability pride<\/em>&nbsp;che ha cercato di imitare il movimento del&nbsp;<em>Black pride<\/em>. Nel Regno Unito c&#8217;\u00e8&nbsp;stato un senso di identit\u00e0&nbsp;politico e sociale che si&nbsp;\u00e8&nbsp;sviluppato come una forza di opposizione nella cultura accademica e nell\u2019attivismo. Ma il concetto chiave era quello di&nbsp;\u201cidentit\u00e0\u201ddisabile. Ci\u00f2&nbsp;si affiancava all\u2019affermativit\u00e0&nbsp;di vari altri movimenti identitari dell&#8217;epoca.<\/p>\n\n\n\n<p>Al contempo, c&#8217;\u00e8&nbsp;stata la messa in questione postmodernista delle grandi categorie totalizzanti, e dell&#8217;idea di definizioni monolitiche. Il tema dell\u2019identit\u00e0&nbsp;disabile doveva necessariamente rientrare nel campo di tale critica. Per definizione, il termine disabilit\u00e0&nbsp;copre un vasto spettro di condizioni, dai problemi di mobilit\u00e0&nbsp;all\u2019obesit\u00e0, dalle malattie croniche alla deturpazione del volto. Categorie pi\u00f9&nbsp;problematiche come&nbsp;<em>transgender<\/em>&nbsp;sollevano la questione della differenza&nbsp;\u2013&nbsp;chi&nbsp;\u00e8&nbsp;<em>transgender<\/em>,&nbsp;\u00e8&nbsp;disabile? La diagnosi di disturbo dismorfico deve essere applicata a persone che stanno passando da un&nbsp;<em>gender<\/em>&nbsp;ad un altro? L\u2019autismo&nbsp;\u00e8&nbsp;una malattia o un modo differente di percepire il mondo?<\/p>\n\n\n\n<p>Collegato a ci\u00f2&nbsp;\u00e8&nbsp;il passaggio da un uso egemonico del concetto di&nbsp;\u201cnormalit\u00e0\u201d&nbsp;per controllare grandi gruppi di persone al concetto di&nbsp;\u201cdiversit\u00e0\u201d. Diversit\u00e0&nbsp;\u00e8&nbsp;forse la nuova forma di controllo propria al regime neoliberista. Da questa prospettiva non vi sono gruppi&nbsp;\u201cesclusi\u201d&nbsp;[<em>out<\/em>], dal momento che tutti i gruppi si collocano sotto il vasto tendone della diversit\u00e0. Quindi, se non&nbsp;\u00e8&nbsp;pi\u00f9&nbsp;normale essere una persona bianca che una persona di colore, o pi\u00f9&nbsp;normale essere un europeo piuttosto che un arabo, allora non pu\u00f2&nbsp;essere pi\u00f9&nbsp;normale fare parte di alcun gruppo particolare.<\/p>\n\n\n\n<p>Eppure, la parola &#8220;normale&#8221;&nbsp;\u00e8&nbsp;ancora applicata alle persone con disabilit\u00e0&nbsp;&#8211; un fatto interessante data la convinzione dilagante nella diversit\u00e0. Ci\u00f2&nbsp;che questo atavismo ci mostra&nbsp;\u00e8&nbsp;che&nbsp;\u201cnormale\u201d&nbsp;\u00e8&nbsp;il residuo di quello che ho chiamato&nbsp;\u201cla fine del normale\u201d. Quello che ci dice&nbsp;\u00e8&nbsp;che i vecchi modelli per la definizione della disabilit\u00e0&nbsp;basati sul modello sociale non sono pi\u00f9&nbsp;adeguati, dal momento che l&#8217;argomento del modello sociale&nbsp;\u00e8&nbsp;che c\u2019\u00e8&nbsp;un parallelismo assoluto tra tutti i gruppi oppressi &#8211; tutti sono disabilitati per mancanza di accesso e di risorse. Ma ora sembra che i disabili siano i soli a rimanere definiti come anormali.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ho modo di spiegare ora perch\u00e9&nbsp;questo avvenga, ma il mio nuovo libro&nbsp;<em>The end of normal: Identity in a biocultural era<\/em>&nbsp;che sar\u00e0&nbsp;pubblicato dalla University of Michigan Press nell&#8217;autunno del 2013 affronter\u00e0&nbsp;questi temi in modo pi\u00f9&nbsp;specifico. Quello che posso dire in questa sede&nbsp;\u00e8&nbsp;che ci stiamo muovendo verso una critica della soggettivit\u00e0neoliberale che rivela di pi\u00f9&nbsp;sulla disabilit\u00e0&nbsp;del vecchio modello basato sull\u2019oppressione razziale e la mancanza di diritti civili. Non si tratta di sostenere che la disuguaglianza economica non sia pi\u00f9&nbsp;rilevante:&nbsp;\u00e8&nbsp;chiaro che lo&nbsp;\u00e8. Ma l&#8217;idea di soggettivit\u00e0&nbsp;neoliberale che pone l&#8217;accento sui diritti umani e l&#8217;inclusione nell&#8217;economia del consumo, definendoci in base alla nostra capacit\u00e0&nbsp;di acquistare e usare prodotti di nicchia, non fa praticamente nulla per parlare della situazione particolare delle persone disabili. Una persona con disabilit\u00e0, anche se pu\u00f2&nbsp;disporre di tutti i diritti umani come chiunque altro e pu\u00f2&nbsp;avere abbastanza soldi per partecipare a pieno titolo al capitalismo consumista, sar\u00e0&nbsp;comunque oggetto di varie forme di esclusione, di controllo, di privazione dei diritti civili e simili.<\/p>\n\n\n\n<p>Qualsiasi lavoro futuro dei&nbsp;<em>Disability studies<\/em>, pertanto, dovr\u00e0&nbsp;confrontarsi in modo diretto con questi problemi. Nessuna forma di costruzionismo sociale o&nbsp;<em>disability pride<\/em>&nbsp;sar\u00e0&nbsp;in grado di fornire analisi e la soluzioni per i problemi presentati dalla disabilit\u00e0&nbsp;nel 21\u00b0&nbsp;secolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Q: Per quanto riguarda l\u2019ambito dei Deaf Studies, di cui in Italia mancano sia una produzione sia una riflessione, le chiedo se vi legge le stesse fasi descritte per l\u2019evoluzione dell&#8217;interpretazione culturale della disabilit\u00e0&nbsp;oppure se individua delle specificit\u00e0&nbsp;(o problematicit\u00e0) che occorre mettere in luce, sia in riferimento al tema dell\u2019identit\u00e0&nbsp;sia in riferimento alle questioni che riguardano le lingue dei segni. Quale direzione di sviluppo intravede, se lo intravede, per i Deaf Studies?<\/p>\n\n\n\n<p>A: Credo che i Deaf studies si collochino su un terreno abbastanza differente rispetto ai disability studies. Malgrado le persone Sorde vengano considerate disabili e beneficino di leggi approvate per le persone con disabilit\u00e0, vanno evidenziate alcune differenze sostanziali.<\/p>\n\n\n\n<p>In primo luogo, a differenza delle persone con disabilit\u00e0&nbsp;nel passato, le persone sorde sono state tradizionalmente parte di una comunit\u00e0&nbsp;preesistente. Anche se la maggioranza delle persone Sorde sono nate in famiglie udenti, ben presto queste compresero (cos\u00ec&nbsp;come i loro genitori), quanto fosse preferibile per il bambino sordo andare in una scuola speciale, spesso residenziale, in cui potesse apprendere la lingua dei segni e integrarsi nella pi\u00f9&nbsp;vasta comunit\u00e0&nbsp;Deaf. In passato, prima della scolarizzazione istituzionale, le persone Sorde si riunivano nelle citt\u00e0&nbsp;e sviluppavano i propri linguaggi gestuali. In quanto parte di questa comunit\u00e0&nbsp;condividevano non solo una lingua, ma una cultura, una storia e un senso di appartenenza. Ci\u00f2&nbsp;fa la differenza rispetto alla storia degli altri gruppi delle persone con disabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, molte persone Sorde non si considerano disabili, piuttosto si pensano come minoranza linguistica all\u2019interno di una cultura dominante. La loro argomentazione&nbsp;\u00e8&nbsp;che possono fare qualsiasi cosa un&nbsp;\u201cnormale\u201dcittadino possa fare, pertanto non sono disabili. Alla luce di tale spiegazione, il modello sociale si pu\u00f2&nbsp;invocare, ma pi\u00f9nel senso in cui sarebbe applicabile ai cittadini di lingua spagnola degli Stati Uniti, ad esempio.<\/p>\n\n\n\n<p>Terzo discrimine, i Deaf studies tendono a pertanto a sottolineare le questioni relative allo specifico della cultura Deaf piuttosto che la natura disabilitante della societ\u00e0&nbsp;in generale. Un fatto che per\u00f2&nbsp;sta mutando questa attenzione culturale centrata sulla comunit\u00e0&nbsp;Deaf&nbsp;\u00e8&nbsp;lo sviluppo e la diffusione di impianti cocleari. Giacch\u00e9&nbsp;il 95 per cento dei bambini Sordi nasce in famiglie udenti, e visto che la sordit\u00e0&nbsp;\u00e8&nbsp;considerata un problema medico da chi&nbsp;\u00e8&nbsp;al di fuori della comunit\u00e0&nbsp;Deaf, i genitori dei bambini sordi di recente diagnosi vengono convinti ad impiantare i loro figli molto piccoli. In alcuni paesi come la Svezia, i bambini hanno diritto ad impianti cocleari e al contempo alla formazione alla lingua dei segni. Ma nella maggior parte dei paesi, compresi gli Stati Uniti, ai bambini sordi viene vietato (o fortemente sconsigliato) di imparare e usare il linguaggio dei segni. L&#8217;argomento&nbsp;\u00e8&nbsp;che&nbsp;\u00e8&nbsp;che l\u2019utilizzo della lingua gestuale diminuisce l\u2019efficacia dell\u2019impianto cocleare in quanto il bambino tender\u00e0&nbsp;a concentrarsi sul visivo piuttosto che sull\u2019uditivo. La reazione della comunit\u00e0&nbsp;Deaf spazia da una forte opposizione agli impianti cocleari all\u2019accettazione con l\u2019avvertenza che la lingua dei segni non dovrebbe essere vietata. Probabilmente&nbsp;\u00e8&nbsp;vero che se una gran parte dei giovani Sordi vengono impiantati e non viene consentito di imparare la lingua dei segni, la cultura Deaf inizier\u00e0&nbsp;a scomparire. Attualmente questo&nbsp;\u00e8&nbsp;un problema urgente per i Deaf studies.<\/p>\n\n\n\n<p>Q: Avendo lei curato quattro successive edizioni del&nbsp;<em>reader<\/em>&nbsp;di riferimento sui&nbsp;<em>Disability studies<\/em>, pu\u00f2&nbsp;guardare alla loro evoluzione da una posizione privilegiata, per concludere il nostro scambio, quali ritiene siano gli ambiti tematici e gli autori pi\u00f9&nbsp;promettenti per gli sviluppi futuri della disciplina?<\/p>\n\n\n\n<p>A: Credo che la&nbsp;<em>prefazione<\/em>&nbsp;alla quarta edizione del&nbsp;<em>Disability studies reader<\/em>&nbsp;possa contenere una buona risposta alla sua domanda:<\/p>\n\n\n\n<p>Prefazione alla quarta edizione<\/p>\n\n\n\n<p>Questa quarta edizione del Disability Studies Reader apre nuovi orizzonti tematizzando concettaualizzazioni della disabilit\u00e0&nbsp;dalle prospettive globali, transgender, homonational e postumane. Rimane, naturalmente, molto sulle disabilit\u00e0&nbsp;fisiche, ma il nuovo reader esplora questioni relative al dolore, alle disabilit\u00e0&nbsp;mentali e alle disabilit\u00e0&nbsp;invisibili&nbsp;\u2013&nbsp;presentando in effetti una pi\u00f9&nbsp;ampia variet\u00e0&nbsp;dell&#8217;esperienza fisica e mentale. In pi\u00f9&nbsp;ci sono nuove storie sulla dimensione legale, sociale, e culturale, per offrire un quadro pi\u00f9&nbsp;ampio che mai sulle disabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In ciascuna delle tre precedenti edizioni ho iniziato la prefazione prendendo il polso del settore dei&nbsp;<em>disability studies<\/em>&nbsp;di al momento della pubblicazione. Nella prima edizione lamentavo la difficolt\u00e0&nbsp;dei disability studies nel riuscire a catalizzare attenzione. Nel secondo ho colto Disability Studies nella loro affermazione. Nella terza edizione ho scritto&nbsp;\u201ci Disability Studies sono ormai parte del mondo accademico e della societ\u00e0&nbsp;civile, notando che anche Barack Obama aveva incluso le persone con disabilit\u00e0&nbsp;nel suo discorso di insediamento. Ora, alla quarta edizione, posso dire che la disabilit\u00e0&nbsp;non&nbsp;\u00e8&nbsp;solo accettata, ma anche&nbsp;\u00e8&nbsp;diventata un termine critico importante nelle discussioni sull&#8217;essere, nel postumanesimo, e nella teoria politica, nella teoria transgender, in filosofia e in molti altri ambiti tematici. In una recente conferenza che ho tenuto presso il CUNY Graduate Center, uno studente di dottorato ha posto la domanda:&nbsp;\u201cPerch\u00e9&nbsp;i Disability Studies sono cos\u00ec&nbsp;<em>hot<\/em>&nbsp;in questo momento?\u201d&nbsp;Era una domanda che non avrei mai sentito dieci anni fa. Mentre cominciamo a pensare attraverso le complessit\u00e0&nbsp;dell&#8217;essere e della post-identit\u00e0, la disabilit\u00e0&nbsp;\u00e8&nbsp;diventata un aspetto quasi necessario alla comprensione del rapporto uomo-animale, delle questioni di interdipendenza e indipendenza cos\u00ec&nbsp;come dei temi relativi alla costruzione o alla materialit\u00e0&nbsp;del sesso, del corpo e della sessualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Forse un indicatore della diffusione dei Disability Studies&nbsp;\u00e8&nbsp;l&#8217;accorciamento asintotico del tempo tra le edizioni (basate sulla valutazione di Routledge della vitalit\u00e0&nbsp;del campo). Tra la prima e la seconda edizione sono trascorsi dieci anni, tra la seconda e la terza, quattro, e tra la terza e la quarta solo tre anni. Evidentemente sempre pi\u00f9&nbsp;persone leggono questo testo in quanto il campo dei disability studies diventa sempre pi\u00f9&nbsp;essenziale a sempre pi\u00f9&nbsp;campi di studio.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi sono sentito di sostituire alcuni ottimi saggi in buona coscienza, con la sensazione che gli autori rimossi potrebbero ricomparire in prossime edizioni, e a ci\u00f2&nbsp;si affianca il piacere di avere dato spazio a molti nuovi e pi\u00f9giovani studiosi, che si occupano di questioni particolarmente attuali. Il&nbsp;<em>Disability Studies Reader<\/em>&nbsp;ha questo vantaggio rispetto a molti altri&nbsp;<em>readers<\/em>, in quanto&nbsp;\u00e8&nbsp;in grado di rimanere aggiornato e sulla breccia delle questioni, con nuove edizioni che appaiono regolarmente.<\/p>\n\n\n\n<p>La sezione storica contiene un nuovo saggio di Douglas Baynton che collega la discriminazione contro le disabilit\u00e0&nbsp;a questioni intorno ai dibattiti sulle questioni della cittadinanza nel 19\u00b0&nbsp;secolo. In questa sezione si trova inoltre un&#8217;anticipazione del libro tuttora inedito del compianto Paul Longmore sul&nbsp;<em>telethon<\/em>&nbsp;e l&#8217;uso dei bambini nei manifesti. Un altro saggio di Elizabeth Emens, professore di diritto Columbia University, esamina il modo in cui le pi\u00f9recenti revisioni dell&#8217;Americans with Disabilities Act potrebbero risolversi nella pratica.<\/p>\n\n\n\n<p>La sezione politica aggiunge tre saggi. Una panoramica sulle questioni relative a globalizzazione e disabilit\u00e0&nbsp;di Stuart Murray, e Claire Barker sviluppa ulteriormente la dimensione globale del libro, secondo le richieste di molti lettori. Michael B\u00e9rub\u00e9&nbsp;scrive sul difficile tema della genetica, dei test prenatali e della selezione degli embrioni per eliminare alcune disabilit\u00e0, e collega questo dibattito alla questione se una societ\u00e0&nbsp;democratica possa tollerare alcune delle possibili decisioni. La nozione di detenzione per le persone con disabilit\u00e0&nbsp;viene discussa da Liat Ben-Moshe in confronto e collegamento con il sistema carcerario nel suo complesso.<\/p>\n\n\n\n<p>Nella sezione ripensare la teoria, il&nbsp;<em>Reader<\/em>&nbsp;comprende il lavoro di Jasbir Pual , il cui lavoro eccellente sull&#8217;<em>omonazionalismo<\/em>&nbsp;[<em>homonationalism<\/em>] e il terrorismo, ora si volge alla disabilit\u00e0&nbsp;in quanto sviluppa l&#8217;idea della disabilit\u00e0&nbsp;nei termini di una matrice di capacit\u00e0&nbsp;e debolezze. Il contributo di H. Dirksen Bauman e Joseph J. Murray guarda la perdita dell&#8217;udito non come un fatto negativo, ma in termini di&nbsp;\u201cguadagno sordo\u201d, un concetto che ci permette di vedere la disabilit\u00e0&nbsp;come un modo positivo di essere-nel -mondo .<\/p>\n\n\n\n<p>Nella sezione sulle identit\u00e0, il&nbsp;<em>Reader<\/em>&nbsp;offre una selezione del libro molto popolare di Margaret Price&nbsp;<em>Mad at school<\/em>&nbsp;che, attraverso ricordi e analisi esplora i temi relativi all&#8217;istruzione di persone con disabilit\u00e0&nbsp;mentale. Una analisi storica e sociale dei&nbsp;<em>Black Disability Studies<\/em>&nbsp;di Josh Lukin risponde alla costante richiesta di materiali su&nbsp;<em>Blackness<\/em>&nbsp;e disabilit\u00e0, questa volta fornendo una storia sociale degli attivisti neri durante il Movimento per la Vita Indipendente. Ellen Samuels apre alcune nuove aree tematiche nel&nbsp;<em>Reader<\/em>&nbsp;discutendo questioni relative al&nbsp;<em>coming-out&nbsp;<\/em>nei casi di disabilit\u00e0&nbsp;invisibili. Nella stessa sezione, Nirmala Erevelles e Andrea Minear indagano le complesse questioni delle intersezioni tra razza, classe, genere e disabilit\u00e0&nbsp;.<\/p>\n\n\n\n<p>Nelle sezioni sulla cultura, un nuovo saggio di Elizabeth Depoy e Stephen Gilson guarda al modo in cui la disabilit\u00e0&nbsp;viene marchiata. Abbiamo anche incluso, per la prima volta, le composizioni poetiche di Jim Ferris.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo&nbsp;\u00e8&nbsp;anche il primo Disability Studies Reader che sar\u00e0&nbsp;disponibile in formato elettronico. Nella precedente edizione ho lamentato la difficolt\u00e0&nbsp;di fornire un accesso pi\u00f9&nbsp;facile al lavoro a causa del costo di fare business nell&#8217;era elettronica. Questa volta Routledge si&nbsp;\u00e8&nbsp;impegnata a rendere l&#8217;edizione disponibile in formato e-reader. Ovviamente il vantaggio sar\u00e0&nbsp;che molte pi\u00f9&nbsp;persone con disabilit\u00e0&nbsp;saranno in grado di rapportarsi al libro in questa versione pi\u00f9flessibile e accessibile . Sono particolarmente soddisfatto di questo progresso, perch\u00e9&nbsp;il compianto Paul Longmore aveva insistito per una versione elettronica del Disability Studies Reader, e sono doppiamente felice che il volume sar\u00e0accessibile in questo modo e che vi appaia anche un saggio di Longmore di su telethon. [&#8230;]<\/p>\n\n\n\n<p>Questa edizione presenta, sulla base dei suggerimenti ricevuti e del mio punto di vista, pi\u00f9&nbsp;saggi relativi alla dimensione globale. Abbiamo pi\u00f9&nbsp;contributi dal Regno Unito e di pi\u00f9&nbsp;interventi su diritto, razza, politiche sociali, cultura visiva, disabilit\u00e0&nbsp;cognitive e affettive, postumanesimo e sulle riformulazioni di sesso e genere . Contiene nuove sfide alle saggezze consolidate, mentre il campo di ricerca si evolve, e ulteriori tentativi di ripensare alcuni dei concetti fondanti della disabilit\u00e0, mantenendo al contempo quello che nel lavoro teorico continua a funzionare.<\/p>\n\n\n\n<p>_ . _<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo solo auspicare che un orizzonte di ricerca tanto vivo e articolato trovi ascolto in Italia, che il mondo editoriale nostrano cominci a promuoverlo, e ringraziare Lennard Davis per la passione e la competenza che mette a disposizione dei&nbsp;<em>Disability studies<\/em>, e per la gentilezza estrema con cui ha concesso questa intervista.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lennard J. Davis,&nbsp;insegnante presso l\u2019Universit\u00e0 dell\u2019Illinoisdi Chicago, \u00e8 docente di Disability and Human Development presso la School of Applied Health &hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":6,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[8],"tags":[],"class_list":["post-2251","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-articolo"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2251","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/6"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2251"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2251\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2252,"href":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2251\/revisions\/2252"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2251"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2251"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/disabilitystudies.uniroma3.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2251"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}